Autore: Redazione

ROSATELLUM 2.0: fact checking sulla nuova legge elettorale

ROSATELLUM 2.0: fact checking sulla nuova legge elettorale

E’ atteso in serata il voto finale sulla questione di fiducia posta dal governo Gentiloni riguardante la nuova legge elettorale, ribattezzata dai media come “Rosatellum 2.0”.
Il via libera della Camera – a meno di clamorose sorprese – è previsto entro la giornata odierna; il testo passerà successivamente in discussione al Senato.
Il “Rosatellum bis” prevede un sistema misto, in entrambe le Camere, ove il 64% dei seggi è eletto con metodo proporzionale e il 36% in collegi uninominali maggioritari a turno unico. I punti salienti della riforma (e su cui avanzano tante polemiche) sono tre:
– SI coalizioni, ossia la possibilità di presentare più liste all’interno della stessa compagine;
– NO voto disgiunto, ossia l’impossibilità di votare per il candidato di un collegio e per una lista diversa da quelle che lo sostengo;
– NO preferenze per i 2/3 dei parlamentari, ossia liste “bloccate” e prestabilite nei collegi assegnati con metodo proporzionale.

L’impianto della legge sembra emulare il vecchio “Mattarellum” al rovescio (ove il sistema misto prevedeva una quota maggiore, circa il 75%, per i collegi maggioritari e solo il 25% per quelli proporzionali). Le liste bloccate, pur negando ai cittadini la possibilità di scegliere direttamente i propri rappresentanti, evitano almeno in apparenza il rischio di candidati impresentabili pronti ad ottenere voti anche con metodi illeciti. Nel suo complesso, la legge potrebbe rappresentare un compromesso accettabile per ritornare alle urne senza regole differenti per l’elezione delle due Camere.
Ma tralasciando le polemiche di rito sul contenuto effettivo della legge, il fatto che il Parlamento sia riuscito a comporre una nuova riforma elettorale che non presenti evidenti vizi di costituzionalità (dopo la bocciatura delle ultime due, Italicum e Porcellum, da parte della Consulta) è già da ritenersi un passo in avanti; inoltre, il punto di convergenza di diverse forze politiche, sia di maggioranza che di opposizione, rappresentava di certo un segnale di buon auspicio. Ma la mossa a sorpresa di porre la questione di fiducia su una materia così delicata (annunciata appena due giorni prima del voto) lascia un po’ di imbarazzo: nonostante l’art. 72 comma 4 della Costituzione prevedi la procedura di votazione “ordinaria” per le leggi elettorali, per la quarta volta nella storia della Repubblica un governo decide di oltrepassare questo limite oramai consolidato dalla prassi del diritto parlamentare. Se per cavilli tecnici porre la questione di fiducia è – a giudizio di tanti giuristi e della stessa presidente della Camera Boldrini – “ammissibile”, non si riescono a trovare adeguati fondamenti a riguardo dell’opportunità politica di una mossa del genere.
La legge elettorale, di fatto, rappresenta il punto di partenza per uno Stato democratico; essa definisce le regole del gioco e stabilisce i criteri secondo cui proiettare la sovranità popolare nelle istituzioni.
Decidere le regole della partita poco prima del fischio d’inizio è il triste quadro relegato dall’attuale classe dirigente italiana; farlo a “colpi di maggioranza” è sicuramente un azzardo che non ri-avvicinerà i cittadini alla politica.
Il clima del Parlamento italiano (con schieramenti come i Cinque Stelle che, anche in questo caso, mirano a creare confusione senza giungere a soluzioni concrete) non facilita di certo il dialogo delle varie forze politiche, ed il ricorso alla fiducia appare a volte come uno strumento necessario per scrostare l’impasse legislativo. Ma, per i motivi già ribaditi, discorso analogo non può essere effettuato per la legge elettorale.
In questo modo si avvantaggiano le posizioni di chi ritiene che i partiti siano diventati organi a sé stanti, scollati dalla realtà quotidiana ed incapaci di rispondere sufficientemente alle prerogative affidategli dalla legge: ossia, rappresentare il ponte di collegamento tra cittadini ed istituzioni.
La gente comune, di fatto, continua ad allontanarsi dalla vita politica del paese e, di conseguenza, i partiti appaiono come strumenti di potere nelle mani di poche persone.
Azzardare la questione di fiducia nel difficile contesto odierno appare, dunque, inopportuno e deleterio per gli stessi partiti che dovranno conformarsi a tale scelta.

Il fenomeno populista e l’incapacità di farvi fronte

Il fenomeno populista e l’incapacità di farvi fronte

La democrazia rappresentativa è considerata – per la maggior parte dei costituzionalisti – l’unico meccanismo possibile in grado di attribuire la sovranità decisionale al popolo. Tramite l’istituto della rappresentanza, i cittadini di fatto eleggono i propri rappresentanti sulla base di ideologie e proposte condivise.
Ma l’abuso dell’art. 67 della Costituzione (il quale, non prevedendo il vincolo di mandato, conferisce piena libertà alle scelte intraprese dai parlamentari, anche disattendendo quanto promesso in campagna elettorale), i grandi scandali che hanno colpito i partiti e i loro metodi di finanziamento, la scarsa qualità e competenza dei protagonisti della scena politica italiana, hanno contribuito a mettere in crisi questo illuminante istituto.   Leggi tutto

Segreteria regionale Sicilia: Sabato l’apertura con l’on.Musumeci

Segreteria regionale Sicilia: Sabato l’apertura con l’on.Musumeci

Il Movimento Rete Democratica – Sicilia si appresta ad avviare la propria segreteria regionale.
Sabato 23 Settembre a Palermo, in via Messina 3, sarà inaugurata la nuova sede, pronta ad accogliere simpatizzanti ed elettori. Per l’occasione, dalle ore 16:30, interverranno:
– il Commissario Regionale Salvatore Gerace;
– il Segretario Nazionale Rosario Meli;
– il Deputato Regionale Pietro Alongi;
– il Candidato alla Presidenza della Regione Sicilia, on. Nello Musumeci.

Sarà il primo di una lunga serie di appuntamenti per discutere da vicino programmi e progetti concreti per la Sicilia.

Il parlamento torna a lavoro

Il parlamento torna a lavoro

Dopo la pausa record, ben 5.826 disegni di legge giacciono nelle commissioni in attesa dell’ok definitivo

Dopo le vacanze estive “record” durate ben 39 giorni, riprende l’attività parlamentare e deputati e senatori si ritroveranno a discutere su decine di iniziative legislative rimaste interrotte.

Soltanto ieri, infatti, hanno riaperto le aule di Camera e Senato e in molti si domandano se sia stato giusto concedere una pausa così lunga con tanti testi chiave ancora da approvare.

Accanto a provvedimenti fondamentali e obbligatori, come la legge di bilancio e l’aggiornamento del Def (documento di economia e finanza), OpenPolis ha calcolato il numero dei disegni di legge presentati dall’insediamento delle Camere nel marzo del 2013 e che giacciono nei faldoni delle varie commissioni in attesa di una approvazione definitiva: 5.826, di cui solo 94 già approvati da uno dei due rami del Parlamento. Tra i più importanti ritroviamo lo ius soli (accantonato prima dell’Estate, il cui voto finale è stato rimandato proprio ieri), il nuovo codice antimafia, la revisione del reato di propaganda fascista (che ha appena ricevuto l’ok della Camera) e la legge sulle demolizioni degli edifici abusivi. Sicuramente grande risalto (oltre ad una certa “urgenza”, visti i tanti appelli del Capo dello Stato andati finora a vuoto) avrà la legge elettorale: dopo un primo tentativo di conciliazione fallito tra i principali gruppi presenti in aula, il nuovo testo non ha ancora trovato una quadra. Allo stato attuale rimane, dunque, il meccanismo difforme di elezione tra Camera e Senato: la legislatura è agli sgoccioli e, nei pochi mesi che rimangono, i partiti avranno a disposizione forse l’ultima possibilità per riaccreditarsi come interlocutori credibili.

L’adesione dell’on. Pietro Alongi al Movimento Rete Democratica. Palermo, 6 Settembre 2017.

Adesione Pietro Alongi al MRD

L'adesione dell'on. Pietro Alongi al Movimento Rete Democratica.Palermo, 6 Settembre 2017.

Pubblicato da Movimento Rete Democratica su Martedì 12 settembre 2017

Il MRD scende in campo in Sicilia

Il MRD scende in campo in Sicilia

Il Movimento rete democratica (Mrd) scenderà in campo anche in Sicilia alle prossime elezioni regionali: l’associazione politico-culturale indipendente punta così a diventare “luogo di partecipazione e di rappresentazione delle richieste, molto spesso inascoltate, di tutti i soggetti più deboli” proprio a partire dalla prima tornata elettorale.
Decine di amministratori locali hanno già espresso la volontà di aderire al movimento, il quale proporrà agli elettori la candidatura di persone che conoscono da vicino i problemi reali dell’Isola.
“Siamo ben consci delle difficoltà oggettive in cui versa il Paese: solo con un impegno costante di tutte forze sane dello scenario nazionale e soprattutto con il coinvolgimento a pieno titolo del terzo settore, si possono concretamente  affrontare le problematiche sociali che sempre più spesso sfociano in una guerra dei poveri”. A dirlo è il segretario di Mrd, Rosario Meli, attuale vicesindaco di Niscemi, Comune in provincia di Caltanissetta. “Vogliamo essere – spiega Meli – la voce delle famiglie in difficoltà, dei giovani disoccupati, dei precari, degli operai, degli imprenditori in crisi, degli agricoltori, motore della nostra Italia, degli artigiani, valore aggiunto del Bel Paese, dei pensionati, risorsa della nostra società, insomma di tutti i soggetti che oggi vivono, anzi sopravvivono. Il nostro programma è sicuramente ambizioso ma abbiamo il coraggio e le competenze per pensare di riuscire veramente a cambiare qualcosa e a restituire un po’ di dignità alle persone che vivono in pieno disagio sociale ed economico”. Contrario ad ogni forma di discriminazione, razzismo e nazionalismo, Mrd ha la “bussola” orientata sulla non violenza e la legalità, tanto che “non potranno iscriversi al movimento i condannati in via definitiva per mafia e reati contro la Pubblica amministrazione”, così come recita lo statuto del movimento. Mrd intende attuare una politica “partendo dal basso, coinvolgendo direttamente i cittadini rimasti emarginati dagli ambienti politici negli ultimi anni, gente comune che quotidianamente combatte per cercare di emergere in una società strozzata dalle tasse. “